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    Cultura 22/10/2010 alle 16:14 Firma: Paolo Calamai Direttore Responsabile Stampa articolo

    IL MUSEO INACCESSIBILE E L'OFFICINA GIOVANI

    IL MUSEO INACCESSIBILE

     

    Centro per l'Arte Contemporanea L. Pecci


    E la “ghettizzazione” dell’Officina Giovani


    Editoriale del Direttore

     

     

     

    Alla cerimonia del 27 maggio 1987, alle ore 11.00, per la firma  dell’atto costitutivo  del Centro per l’Arte Contemporanea, fra i soci fondatori ( tanti industriali, galleristi, collezionisti e privati facoltosi cittadini, mecenati dell’arte pratese, banche ecc..ecc..) non c’erano gli artisti  pratesi, l’associazionismo di base. Un’assenza casuale, fortuita? Io credo di no! Per aderire al Centro bisognava  versare allora un importo minimo di 15 milioni di Lire.

    Quindi  rimanevano fuori dalla porta le comunità di base, gli operatori delle arti visive  che operavano nella nostra Città.  La partecipazione e la rappresentanza di questi soggetti veniva volutamente esclusa.

    I Comuni, che hanno compiti  di promozione e divulgazione delle attività artistiche locali ,  della valorizzazione della ricerca, abdicano ad un loro preciso compito istituzionale, scegliendo la cultura calata dall’alto delle “intelligenze” per il grande Museo. Si dice  spesso e volentieri che i pratesi siano attenti cultori delle arti, ma i pratesi debbono sentirsi protagonisti anche delle loro scelte.

    Cosa che non  è successo  e che non succede nella nostra Città. I pratesi, credo, sono ora stanchi, delusi, di fare gli  spettatori e gli “applauditori di scene mute”.

    Sono trascorsi  più di 20 anni e siamo rimasti al solito punto.

    Si capisce solo che il museo impegna tutte le sale espositive , ma di artisti pratesi neanche l’ombra!

    Non sta a me, in qualità di pittore privilegiare il mio lavoro ma tutti  sanno che nella nostra Città hanno operato e operano  tanti artisti validi. Nella storia delle arti figurative, nella Prato del tardo novecento,  non a caso, le associazioni culturali hanno sostituito le Gallerie d’ Arte.

    Il Museo Luigi Pecci ha già avuto 4 direttori  che  non si sono accorti del fervore delle idee degli artisti pratesi. Anche il nuovo  Presidente, Valdemaro Beccaglia, si  è adeguato. Il  museo si deve occupare, in prevalenza, dell’espressione della contemporaneità; tuttavia deve aprirsi anche alla valorizzazione  dei nostri operatori culturali, dei suoi nuovi protagonisti, della loro realtà d’oggi presente nel territorio, del loro contributo alla storia.

                I Centri Polivalenti interculturali di periferia, sono rimasti sulla carta. L’officina Giovani rappresenta “il Ghetto” da nascondere vivente  della Cultura delle arti visive più di protesta che di contatto con la popolazione. Nessuno si preoccupa in questa Città, della ricerca della cellula primaria  di nuove forme di espressione. L’Arte è solo propaganda.

    Chi dice che l’arte non deve propagandare dottrine si riferisce di solito a dottrine contrarie alle sue. Se il mondo fosse chiaro, l’arte non esisterebbe. E poi diciamocelo. L’arte in questa Città è una questione di virgole. Gli artisti pratesi sono come i cavalli che vincono il Gran Premio, e gli tocca solo la solita avena.

    Paolo Calamai.www.pratoreporter.it   comunicati@pratoreporter.it

               

                            .

               

     


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