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    Cultura 04/11/2013 alle 14:21 Firma: Dott.ssa Ambra Nardini Stampa articolo

    Ed oggi va in scena… l’Amore

    Il mese di settembre si è concluso in bellezza al Centro Polivalente Interculturale di via San Giorgio a Prato. Martedì 30 infatti, i presenti hanno assistito ad uno spettacolo teatrale veramente suggestivo. L’occasione è stata la mostra di una serie di incisioni originali colorate a mano di Caterina Monti, dal titolo “Amore e Fiori”.

    Opere estremamente sensoriali che suggeriscono odori, suggestioni tattili ed uditive hanno per protagonista assoluta la natura, la bellezza soggetta al tempo che passa, in costante metamorfosi. Il parallelismo, già presente nel titolo della mostra, tra l’Amore e i fiori, è stato il punto di partenza della riflessione dell’attore Alessandro Calonaci, della compagnia teatrale Mald’estro, già protagonista di numerose serate al Centro all’insegna dell’arte e del divertimento. Pur nell’impossibilità di dare una definizione all’Amore, quello di cui si può parlare è del “tempo dell’Amore”. Quando due persone si innamorano creano un tempo tutto loro, vivono come all’interno di una magica bolla dove tutto il mondo rimane fuori. I grandi del teatro, della letteratura e dell’arte parlano di questo tempo da sempre.

    Calonaci, insieme all’attrice Mary Nacci, quest’ultima protagonista tra l’altro del nuovo film di Marco Daffra “Uscio e bottega”, ha interpretato, come sempre in maniera indimenticabile, le grandi opere che in ogni secolo e in ogni parte del mondo hanno esplorato questo sentimento di cui è così difficile parlare. Un viaggio emozionante e commovente che parte da come l’Amore viene visto nell’antichità: Socrate, per il quale esso non rappresenta né una cosa bella né una cosa brutta, né positiva né negativa, ma sta nel mezzo; e la poetessa greca Saffo, che invece ne descriveva la metamorfosi fisica che provoca l’Amore nell’innamorato, quasi fosse una malattia, un morbo. Saffo descrive il battito convulso del cuore, il tremore alle ginocchia, non tralasciando nemmeno il colorito verdognolo del volto.

    Quando si parla d’Amore non si può non citare i versi di Dante, in particolare l’incontro con i due innamorati Paolo e Francesca, nel V canto della Divina Commedia e il famoso sonetto, contenuto nel XXVI capitolo della Vita Nova. Quest’ultimo composto prima del presagio che Dante ebbe sulla morte della sua Beatrice: sono le suggestioni di un innamorato che ha paura di perdere la donna amata.

    Per Dante l’innamoramento era un qualcosa di elevato, spirituale così come la visione di Beatrice, contemplata con l’anima più che con gli occhi.

    Il tempo dell’Amore, come quello della giovinezza, si trasforma e i famosi versi della poesia di Lorenzo de Medici “Quant’è bella giovinezza” ce lo mostrano come monito a cogliere l’attimo fuggente.

    Il vero Amore scandalizza il mondo, fa guerra al buon senso, l’abitudine, l’età, le cose che si fanno, le cose come stanno, vuole tutto o nulla, tutto o la morte. Corto come un sogno è l’amore felice, un lampo e poi più nulla. Guarda non c’è tempo di dirlo, dileguan subito le cose risplendenti”. Da questa vecchia ballata parte William Shakespeare nell’opera d’amore più famosa al mondo: Romeo e Giulietta. E cos’è Romeo e Giulietta, riflette Calonaci, se non “tempo”. Due innamorati che, contro tutto e tutti, si costruiscono intorno una bolla, separata dal mondo, dall’odio tra le loro famiglie, dalle avversità, creandosi il loro tempo, quello nel quale possono parlare, vedersi, desiderarsi.

    “L’Amore è cieco” e così i due si sono innamorati: è bastato loro uno sguardo per far scoccare la misteriosa scintilla, perché si incontrano nel contesto di un ballo in maschera in casa Capuleti, al quale segretamente Romeo partecipa travestito. È il tempo il maggior nemico dei giovani amanti, sono numerosi i passi ambientati al balcone di Giulietta dove i due si danno più e più volte la buonanotte come a voler far durare quel momento per sempre, allontanare quell’aurora che porta via l’oscurità protettrice per separare coi suoi raggi i due amanti. Quel maledetto tempo avverso: Romeo, esiliato da Verona per aver vendicato l’amico Mercuzio, ucciso da Tebaldo dell’avversaria famiglia dei Montecchi, è costretto a partire per Mantova. Tra le scene che mostrano il tempo come crudele nemico dei due innamorati, quando il frate Lorenzo, loro amico, si mette d’accordo con Giulietta per farle bere una pozione che le darà la morte apparente e nel frattempo manda un fraticello per avvertire Romeo a Mantova allo scopo di spiegargli il piano. Per pochissimo non si incrociano e Romeo, convinto che la sua Giulietta sia morta, si uccide col veleno mentre il tempo beffardo fa risvegliare Giulietta: lui muore mentre lei riprende vita. Un piccolo lasso di tempo che non li fa incontrare e che porta anche la donna a togliersi la vita.

    Tipici dell’arte della compagnia Mald’estro sono i colpi di scena, sapiente mescolanza di momenti di grande intensità e sorprese sceniche divertenti.

    Lo spunto alla scena improvvisata nel bel mezzo della commozione generale, è stato di tipo “storico”. Calonaci si è riallacciato alla storia del teatro: per tutto il Seicento, dalla Controriforma fino a Goldoni, il ruolo delle donne sul palcoscenico per recitare era nullo. Shakespeare, per mettere in scena figure femminili faceva uso di uomini travestiti, così per Giulietta come per la figura della nutrice. Si tratta di un ruolo che interrompe i dialoghi amorosi di Giuletta e Romeo e che, durante la meravigliosa serata al Centro, è stata interpretata attraverso l’improvvisazione della collaborazione con il pubblico presente in sala. È toccato ad Alessandro Zella recitare il ruolo della nutrice che chiama Giulietta: vestito e trasformato nel giro di pochi secondi, entra in scena tra la sorpresa e il divertimento di tutti gli spettatori.

    Nella letteratura sono i poemi epici ad essere pieni di dolorose lotte dell’Amore con il tempo.

    Tra i più famosi, la storia tra Ulisse e Penelope, raccontata nell’Odissea. Penelope, divenuta simbolo di fedeltà e tenacia, aspetta per ben venti anni il ritorno del proprio uomo, contro tutto e tutti. Per impedire di essere costretta a risposarsi, come era usanza, aveva subordinato la scelta del pretendente all’ultimazione di quello che avrebbe dovuto essere il sudario di Laerte, padre di Ulisse. E così pazientemente tesseva una tela infinita che il giorno faceva e la notte disfaceva.

    È nell’emozionante descrizione del ritorno a casa di Ulisse che ritroviamo quella descrizione dei “sintomi” del vero amore che erano in Saffo. Quando Penelope finalmente lo riconosce e si sente “sciogliere ginocchia e cuore”.

    Un vero e proprio viaggio nel tempo dell’Amore quello di Calonaci. Arriviamo al Novecento con “Questo amore” di Jacques Prévert, poeta e sceneggiatore francese, e all’amore carnale, fisico, di Gabriele D’Annunzio, per il quale esso è essenzialmente il desiderio di possedere qualcosa e l’appagamento del suo raggiungimento. Arriviamo alla contemporaneità, al tempo frenetico dei nostri giorni, ancora una volta nemico degli innamorati e fuggevole come un bacio dato di fretta, perché tutto intorno incalza. Quando è, oggi, che quel tempo nemico vince sull’Amore?

    Quando due persone non si amano più è perché non si trovano più in quel tempo. È quella ferita che il mondo fuori apre e tiene ben aperta, la crisi economica, le bollette che non sappiamo come fare a pagare a fine mese: il mondo fuori, che ti mette gli ostacoli non ti fa più ritrovare e la ferita si riapre” – Alessandro Calonaci.

    Di Seguito Foto 

    Alessandro Calonaci

    Dott.ssa Ambra Nardini

    Mery Nacci

     



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