Riceviamo e pubblichiamo:Avrei voluto incominciare in un altro modo questo scritto ma non
posso non esprimere il mio dolore per il tenente Alessandro Romani, il
soldato che ieri è stato ucciso in Afghanistan.
Sono vicino ai cari del tenente Romani. Questa tragedia, non deve fermare la nostra lotta contro il terrorismo.
Se ci facciamo intimidire, la morte di eroi (come lo stesso tenente Romani) sarebbe vana.
Detto
questo, vorrei esprimere un parere sull'excursus della visita del Santo
Padre Benedetto XVI in Gran Bretagna e lo vorrei fare sotto forma di
"lettera aperta ai britannici e agli anglicani".
Tra l'altro, so che questo blog è letto anche in altre parti del mondo.
Ai
nostri amici del Regno Unito e di tutto il Commonwealth vorrei dire che
la visita del Santo Padre non è un atto di arroganza ma un atto di fraterna condivisione di valori con un popolo di grandi tradizioni.
Proprio così, il popolo britannico è un popolo di grande tradizione cristiana.
Pensiamo al loro storico apporto dato alla Chiesa.
Importanti
Santi e Beati, come Ninian, Patrizio, Alfredo il Grande re di Wessex,
re Edoardo il Confessore, Cuthbert di Durham, Beda il Venerabile,
Giovanni Duns Scoto, Margherita di Scozia e Thomas Becket furono figli
della terra britannica e diedero alla Chiesa un apporto fondamentale.
Qualcuno di loro è stato citato nei discorsi del Santo Padre.
Anche
un Papa, Adriano IV, fu figlio di quella terra che può sembrare tanto
lontana ma che forse è più vicina a noi italiani di quanto si possa
immaginare, come anche il filosofo francescano Alessandro di Hales.
Quindi, il Regno Unito ebbe una storia fondamentale nella Chiesa e di conseguenza è parte anche della tradizione di noi italiani.
Pensate, l'"Obolo di San Pietro" fu un'idea degli anglosassoni che vollero vivere pienamente la loro comunione con il Vescovo di Roma.
Inoltre, in tutti i monasteri inglesi, scozzesi ed irlandesi si facevano opere importanti sia umanistiche che di scienze.
Poi, cosa successe?
Nel
XVI secolo, tutto cambiò. Ci fu la rottura tra la Chiesa anglicana e
quella di Roma (nel 1534, con l'"Atto di Supremazia" fatto votare in
Parlamento da re Enrico VIII) e in Scozia si diffuse il calvinismo.
Ci furono scontri e violente persecuzioni.
Basti pensare a quanto successe sotto i regni di re Enrico VIII, Edoardo VI, Maria I Tudor ed Elisabetta I.
Persero la vita molti innocenti cristiani, anglicani e cattolici.
La
situazione peggiorò nel XVII secolo e ci fu una Guerra Civile che nel
1649 portò alla morte di un re Carlo I, un uomo che ebbe la "colpa di
vedere lontano".
Proprio così, re Carlo I Stuart (nella foto)
fu uno di quelli che ebbe il coraggio di ammettere che prima di essere
cattolici o anglicani si è cristiani.
Per questo, pagò con la vita, di fronte al giustizialismo e al fanatismo di Oliver Cromwell.
Quindi,
un "filo rosso" lega re Carlo I al Cardinale John Henry Newman, che
domani sarà beatificato dal Santo Padre, proprio nella sua terra.
Come disse il Santo Padre, il Cardinale Newman fu un uomo che seppe vivere in modo autentico due esperienze religiose.
Proprio come re Carlo I fu dapprima seguace di quella "Via Media" dell'anglicanesimo.
Successivamente,
adottò sempre di più i principi dogmatici del cattolicesimo, divenendo
un esponente della "High Church" anglicana. Nel 09 ottobre del 1845
venne accolto nella Chiesa cattolica dal Beato Domenico Bàrberi, un
frate dell'Ordine Passionista, lo stesso ordine religioso che espresse
una figura, San Gabriele dell'Addolorata, Santo a cui la mia famiglia ed
io siamo devoti e che dà il nome a mio fratello e a un mio cugino (che
stimo) ed il secondo nome anche al sottoscritto.
Lui, però,
non ebbe mai rancori verso gli esponenti della sua precedente Chiesa ma
anzi, seppe vivere la sua fede cattolica con il retroterra anglicano.
Questo, Sua Santità Papa Benedetto XVI lo disse apertamente.
Oggi, come vanno le cose?
Tanto nel Regno Unito, quanto qui in Italia, c'è una secolarizzazione molto forte.
Oggi, si sta organizzando sempre di più quell' "ateismo militante" che è diverso dall'"ateismo personale".
Infatti,
vi è l'"ateismo personale" che pur non credendo per convinzione
personale di chi lo pratica rispetta la religione, riconoscendone i
valori, e le convinzioni altrui e dialoga con il mondo religioso e vi è
l'"ateismo militante" che non solo rifiuta Dio ma che, per partito
preso, attacca la religione e chi crede, fa manifestazioni spesso
discutibili ( come la "Giornata dello sbattezzo" ) e vuole togliere Dio
dalla vita pubblica.
Oggi, questo tipo di ateismo sta prendendo piede nella società, tramite certi partiti politici ed intellettuali ad essi legati.
Anzi, si è organizzato in associazioni come L'UAAR, l'Unione degli Atei, Agnostici e Razionalisti.
Oggi c'è chi dice "ateo è bello" o "non abbiamo bisogno di Dio".
La
fede viene irrisa e e chi crede viene visto come un "bigotto", un
"ipocrita", una persona che "pensa a cose superate", un "superstizioso" e
viene deriso. Io stesso posso parlare per esperienza diretta.
Quindi, ai britannici vorrei dire di non avere paura di mostrarsi cristiani.
Lo dico ai britannici come a noi italiani e a tutti i popoli che si riconoscono nella tradizione giudaico-cristiana.
In fondo, tra noi ed i britannici c'è molto in comune.
Pensiamo all'eredità normanna in Sicilia.
Io, che per parte di madre sono di origini siciliane, lo posso confermare.
La Sicilia è una delle "terre più inglesi dell'Italia".
A
Palermo vi è una chiesa anglicana ed Johan Henry Newman andò in Sicilia
è lì, durante la malattia, fece la riflessione che lo portò alla
conversione al cattolicesimo.
Ai britannici vorrei dire che devono agire insieme, anglicani, presbiteriani e cattolici.
Un
Cristianesimo più unito è un Cristianesimo più forte e più capace di
parlare "heart to heart", come disse proprio il Cardinale Newman.
Inoltre,
vorrei fare mie le parole di re Carlo I Stuart, che merita pienamente
la santità, che (quando fu ancora un principe ereditario) scrisse al
Papa queste parole:
"Dal momento che cattolici ed
anglicani credono nell'unico Dio, nel Crocifisso e nella Trinità, hanno
tutti la stessa fede e la stessa Chiesa".
Antonio Gabriele Fucilone