di
Umberto
Minopoli
C'è " una dimensione specifica – psicologica e culturale – del fenomeno
rivoluzionario. Si potrebbe chiamarlo il delirio d’onnipotenza della
politica, tanto più impressionante in quanto, nei fatti, quella che egli
constaterà nella Rivoluzione sarà piuttosto l’impotenza dei
protagonisti, «quand ils ne sont pas portés par la marée»[29]. E su tale
dimensione egli continuerà a riflettere. «La Convention qui a fait tant
de mal aux contemporains par ses fureurs a fait un mal éternel par ses
exemples. Elle a créé la politique de l’impossible, la théorie de la
folie, le culte de l’audace aveugle». Astrattezza, volontarismo,
l’illusione di poter fare tutto e subito, senza tener conto di «rien
d’établi»: i tratti, che Tocqueville individua come costitutivi, dal
punto di vista antropologico, dell’uomo rivoluzionario..."