Raffaello Pecchioli...CIAO!
Oggi alle 15, alla Pubblica Assistenza di Prato, l'ultimo saluto a Raffaello Pecchioli!
In seguito alla scomparsa di Raffaello Pecchioli, avvenuta sabato 18 febbraio, il sindaco, Roberto Cenni, ha inviato alla famiglia il seguente telegramma:
“Appresa la notizia della scomparsa di Raffaello Pecchioli, giornalista e scrittore, poeta di grande sensibilità, invio a nome mio personale e della Giunta Municipale sentite condoglianze e solidarietà”.
Roberto Cenni
Mi unisco
al saluto che ha fatto Marco Mazzoni e il Sindaco. Con Raffaello abbiamo passato anni insieme di lavoro come colleghi al Comune di Prato,insieme per l'arte a Prato, insieme al Teatro Metastasio, ultimamente non ci siamo più incontrati, e questo mi dispiace, un abbraccio commoso Paolo Calamai.
Marco Mazzoni. Ciao Raffaello, tu sai quanto mi dispiace non averti potuto abbracciare un’ultima volta prima della tua partenza verso l’infinito, ma così purtroppo è stato e poco valgono le giustificazioni che potrei addurre. Tu sei stato “il poeta”, il mio poeta preferito. “Primavera nera con fiori”, ricordi?, un libretto di poesie edito al risparmio, tanti anni fa, formato tascabile, con l’incanto delle tue parole dure, delle pause ricercate tra un accapo e l’altro, della ribellione che contenevano quei versi rivoluzionari ma pieni d’un amore gigantesco per la vita e per il futuro degli uomini. Un omaggio al tuo Vladimir Vladimirovič Majakovskij, un'infanzia difficile e ribelle come la tua, che era diventato il tuo faro giovanile ed il poeta, il primo, che hai voluto che conoscessi da subito anch’io, perché il più grande. La tua guida verso l’orizzonte, il tuo faro. E poi tante altre poesie, tanti scritti, quanti libri avresti voluto portare alla luce che sono, invece, rimasti bozze non finite, idee della tua mente straordinaria, idee nate da intuizioni ed emozioni della tua ricca sensibilità umana e, a volte, non realizzate, perché rimaste nel limbo della tua memoria, forse non traducibili in linguaggio, in prosa o in versi e, per questo, rimaste inespresse e avvolte nel tuo misterioso essere uomo e poeta.
Il primo ricordo che ho di te risale a quando eravamo, io bambino e tu ragazzo, nel piccolo borgo denominato “il Pecchiolo”, vicino a Villa Fiorita, nello spazio davanti al forno di tuo padre, io con i pantaloni corti al ginocchio – come usava allora – tu con la montura bianca del fornaio, bianca soprattutto per la farina che cospargeva ogni angolo del tuo corpo, e con la rituale sigaretta in bocca. La dannazione della tua vita, la sigaretta! Lì abitavano molti dei nostri parenti, gli zii, i cugini, lì avevano abitato i nostri nonni. Lì ci sono le radici della nostra famiglia ed è un’emozione vera ed unica tornarci e ricordare, un po’ tornare bambini.
Nella tua maturità non sei stato un uomo facile, il tuo carattere sincero e scorbutico non ti ha aiutato a raggiungere tutti i successi che avresti meritato, ma nella tua vita artistica e professionale hai goduto della stima e dell’apprezzamento di tutti, amici delle diverse avventure di cui sei stato protagonista, ma anche avversari di partito o di fazione che con te hanno condiviso dispute e dibattiti, anche duri, sempre improntati, comunque, alla lealtà ed all’onestà intellettuale che ti ha sempre contraddistinto. Un carattere duro, spigoloso, ma una mente fervida, attenta, ansiosa di conoscere, con il cuore spesso oltre l’ostacolo, con il cuore sempre aperto. Ricordi “i’Malaparte?!, o “La rivista del MET” o “Compagno Sindaco” o i tanti tuoi appunti della domenica su “Il giornale della Toscana”, pennellate di ironia, cultura, saggezza da leggere tutte d’un fiato. Ricordi le tante serate passate a parlar di politica o di cultura, delle malefatte delle Giunte Comunali o del Prato, la tua squadra del cuore?
Vieni a trovarmi, mi hai detto l’ultima volta che ci siamo sentiti, perché abbiamo ancora un mare di cose da condividere. Ma non ci siamo più visti! Mi piace ricordarti con il commiato che Majakovskij lasciò a chi restava e che tante volte mi hai rammentato: “A tutti. Se muoio, non incolpate nessuno. E, per favore, niente pettegolezzi. Il defunto non li poteva sopportare. [...] Come si dice, l'incidente è chiuso. La barca dell'amore si è spezzata contro il quotidiano. La vita e io siamo pari. Inutile elencare offese, dolori, torti reciproci. Voi che restate siate felici».
Addio Raffaello!
Marco