Ospedale vecchio
il Collegio di Garanzia boccia Rossi
e la sua maggioranza
Magnolfi (PdL): «Giustizia è fatta. Ora l’ospedale vecchio potrà tornare in mano dei pratesi. Potrà essere il Comune a decidere il suo futuro»
Alberto Magnolfi, Presidente del Gruppo regionale PdL, lo aveva definito “un colpo di mano della Giunta regionale contro i principi di cooperazione istituzionale e i dettami dello Statuto regionale” ed oggi il Collegio di Garanzia gli dà pienamente ragione dichiarando la L.R. 4/2012 (disposizioni urgenti in materia di alienazione e valorizzazione di immobili pubblici) non conforme allo Statuto della Regione Toscana. Insomma una bocciatura in grande stile che riguarda, soprattutto e prima di tutto, l’art. 8 quello che - in estrema sintesi - permetteva alla Giunta regionale (ovvero al Presidente Rossi) di avere l’ultima parola sulla destinazione urbanistica del vecchio ospedale di Prato : “un maldestro tentativo di sopruso nei confronti della nostra città ed un atto di ostilità istituzionale nei confronti dell’Amministrazione comunale verso cui è stata fatta giustizia” – ammonisce Magnolfi che chiarisce – “i Comuni avevano salutato con fiducia i provvedimenti del Governo Monti che agevolavano la valorizzazione del patrimonio pubblico e la sua alienazione, in modo da acquisire consistenti risorse finanziarie, riconvertendo e risanando intere porzioni delle nostre città.
Ma la Giunta regionale, con l’approvazione frettolosa della legge regionale 4/2012, poneva una seria ipoteca sui principi di sussidiarietà sociale e istituzionale presenti nella legge nazionale e nello Statuto regionale, riportando nella mani della Giunta (ovvero dello stesso Presidente Rossi) ogni decisione finale. Un azzardo neo-centralista che il Gruppo regionale PdL ha cercato in tutti i modi di bloccare, fino all’impugnazione del testo di fronte al Collegio di Garanzia che ci ha dato pienamente ragione abrogando l’art. 8 e il comma 2 dell’art. 2.”
In particolare il ricorso predisposto dal Gruppo PdL e accolto dal Collegio di Garanzia lamentava la violazione dello Statuto regionale da parte della nuova normativa su tre principi fondamentali, quello della certezza del diritto, quello di sussidiarietà istituzionale e quello secondo cui la Regione può svolgere funzioni amministrative solo se il loro esercizio risponde a riconosciute esigenze unitarie di livello regionale. In sostanza il ricorso sosteneva che la nuova legge regionale dà alla Regione un potere di intervento che non le compete, e in questo modo determina incertezza e confusione sulle norme giuridiche, limitando illegittimamente l'autonomia decisionale dei Comuni.