Partecipa anche tu a Pratoreporter.it! - Dai il tuo contributo, fai sentire la tua voce! - Vuoi essere un giornalista, noi ti diamo la possibilità! - Vuoi bene alla tua città comunicaci le cose che non vanno e quello che vuoi mettere in risalto!
Logo Pratoreporter

"Notizie di Nazionale su Prato"

Sabato, 19 Maggio 2012 - aggiornato alle 19:24

| Iscriviti gratis al giornale | Visite totali: 307.812 - Pagine viste: 1.711.795 L'angolo del collezionista NEW

90! Tombola! La paura........ di RIDERE!

Per la tua pubblicità qui

9.308

70.195

333

3.362

Sponsor

Pubblicità

Di cosa parliamo..

Nessun tags al momento

Articoli simili pubblicati

Nessun articolo simile trovato
  • Torna indietro
    Nazionale 19/09/2011 alle 18:15 Firma: Filippo Vasco Stampa articolo

    Di Silvano Miniati - Privilegi previdenziali? Si possono abolire.

    La proposta che, come Network sinistra riformista e assieme a partito socialista, ‘Avanti! della domenica’, Fondazione B. Buozzi, abbiamo presentato l’8 settembre a Bologna può piacere o meno; certo nessuno potrà cavarsela affermando di non averla capita o accomunarla alle tante fumose lamentele, che siamo costretti ad ascoltare ogni qualvolta si affronta il problema dei privilegi delle caste.
    La proposta parte dalla constatazione che il continuo parlare di casta e costi della politica ha radicato la convinzione che i privilegi previdenziali riguardano esclusivamente i politici.
    Noi partiamo invece dalla constatazione che, almeno in campo previdenziale, i privilegiati siano davvero molti, più di quanto si pensi, e che nel novero dei privilegiati, oltre ai politici, siano compresi anche alti dirigenti civili e militari dello Stato, giornalisti, manager, alti dirigenti di banche, assicurazioni e aziende pubbliche e private.
    E’ quindi indispensabile prendere atto che si tratta di molte migliaia di persone che non godono tutte degli stessi trattamenti e che pur usufruendo di assegni molto alti hanno alle spalle storie previdenziali diverse e non sempre assimilabili tra loro.

    Se si avesse il coraggio di guardare al retroterra contributivo di una pensione alta ne scopriremmo delle belle.

    Noi suggeriamo di costruire un campione di alcune centinaia di casi, individuando situazioni che dovrebbero essere tutte documentabili dai vari casellari degli enti previdenziali (Inps, Inpdap, Inpgi, Camera, Senato, Regioni, altri organi costituzionali dello Stato) o dalla contabilità di chi le pensioni o i cosiddetti assegni vitalizi provvede a erogarli.

    Si possono prevedere mille casi di coloro che percepiscono assegni pensionistici per un importo lordo superiore a 150mila € annui.

    Si può ovviamente alzare o abbassare la soglia di reddito lordo oltre il quale si costruisce il campione.

    Una rilevazione del genere servirà sicuramente a dimostrare che la mappa del privilegio è molto ampia e variegata e non è utile fare confusione.
    Ci imbatteremo in persone che hanno una pensione alta, a volte scandalosamente alta, eppure risultato di tanti anni di lavoro e tanti contributi versati, ma scopriremo anche che molte pensioni eccessivamente elevate sono il frutto di pochi contributi e una caterva di piccoli trucchi, pur formalmente legittimi.
    Ci sono persone che sembrano aver passato la vita a pensare alla pensione e a tutti i possibili trucchi e vantaggi per rimpinguarla, anche attraverso i diversi incarichi di volta in volta ricoperti.
    Questa indagine è necessaria se si intende affrontare il problema più serio che la nostra proposta lascia aperto.

    Mi riferisco alle pensioni già esistenti, di fronte alle quali, neppure per il caso limite di percettori di 5 pensioni, possiamo limitarci a dire semplicemente che una parte non verrà più erogata.
    Trattandosi di trattamenti legalizzati da leggi ingiuste ma esistenti, apriremmo un contenzioso infinito davanti ai Tar sui diritti acquisiti, che, come ben si sa, sono intangibili o meno a seconda che riguardino i potenti oppure lavoratori e pensionati.
    Questa indagine appare necessaria soprattutto qualora si intenda tagliare in modo drastico i trattamenti privilegiati in essere, con la finalità di alimentare un fondo di solidarietà destinato a rafforzare la solidarietà interna al nuovo sistema previdenziale..
    Il nuovo sistema previdenziale non richiede affatto di ripartire da zero.
    La riforma previdenziale varata all’epoca del governo Dini è stata in parte disattesa, in parte stravolta, ma contiene anche principi ai quali rifarsi.
    La legge prevedeva la parità dei diritti e doveri, l’armonizzazione delle regole e dei trattamenti.

    Il Conto previdenziale personale, con il codice di previdenza, prevede alcune scelte:
    a) ogni versamento va sul conto personale e viene registrato nel codice; b) eliminazione dei fondi speciali (in particolare quello per i lavori atipici, da accorpare); c) superamento di qualunque esigenza di totalizzazione dei diversi contributi e sparizione dei contributi silenti; d) riorganizzazione della contribuzione figurativa, secondo il principio dell’attribuzione di ogni singolo contributo figurativo in carico a chi utilizza l’opera di quel cittadino.

    Non può essere l’ente previdenziale a farsi carico delle fiscalizzazioni.
    Il principio deve essere chiaro: chi si avvale dell’opera di un cittadino, che si tratti di istituzione, associazione o altro deve farsi carico della contribuzione previdenziale.
    Sul conto dovrà confluire una contribuzione che riguarda sia la parte trattenuta al cittadino sia quella di chi si avvale della sua opera.
    Il risultato finale sarà una pensione, una soltanto, il cui ammontare sarà costituito dall’ammontare dei contributi e dagli anni di attività lavorativa.
    Quando proponiamo una sola pensione sia chiaro che non prevediamo né la scomparsa della pensione di reversibilità, che è un diritto previdenziale trasferito, né della pensione integrativa, che è scelta individuale di chi vi ricorre.
    Si tratta di modalità semplici, che richiedono tuttavia tanto coraggio politico e una grande volontà di creare, intanto nel campo previdenziale, un punto di partenza chiaro e tale da impedire che in futuro tornino a spuntare nuovi privilegi.

    Ci auguriamo che i tanti che ogni giorno parlano e scrivono sui privilegi, spesso fermandosi agli effetti più marginali e folcloristici, decidano di impegnarsi a fondo nelle analisi del fenomeno, superando il livello della chiacchiera da bar.
    A tutti, politici e non, chiediamo di prendere atto della stanchezza dei cittadini, non certamente bisognevoli di polveroni che, una volta dileguati, lasciano il paesaggio immutato, bensì di persone serie e di fatti concreti.
    La proposta del Conto Previdenziale Personale, con il codice di previdenza, rappresenta sicuramente una proposta concreta per cominciare a confrontarsi.

    Una scelta concreta va fatta rapidamente, prima che si creino altre aspettative, che si configurino altri casi di diritti maturati.

    Chi aspira a candidarsi deve avere chiaro che la pensione da deputato, senatore o consigliere regionale non esisterà più in quanto tale.
    Lo slogan da lanciare è, forse, vecchio, ma pur sempre attuale: “Noi ci proviamo e voi?”
    *Consigliere Cnel


    « Torna indietro | Fonte: Avanti! della domenica | Stampa articolo | Condividi: Bookmark and Share

    Foto..

    Commenti

    Siamo spiacenti ma non sono ancora presenti commenti

Lascia un tuo commento sull'articolo

Iscriviti gratis al sito o effettua il login per lasciare il tuo commento!
Come posso lasciare un commento a questo articolo?
  1. Iscriviti gratuitamente al sito di PratoReporter, clicca qui per procedere.
  2. Una volta fatto, accedi alla mail (che hai indicato in fase di registrazione) e convalida l'account appena creato.
  3. Adesso è sufficiente accedere al tuo account, clicca qui per effettuare l'accesso.
  4. Torna all'articolo e vedrai al posto di questo messaggio lo spazio per lasciare il tuo commento.

Sponsor

Ads