Il nuovo nel centro sinistra italiano avanza ad ondate e spallate e, anziché la chiarezza degli obiettivi, aumenta la confusione che nasconde impreparazione, improvvisazione ed esclusiva ambizione personale.
Il “renzismo” e’ figlio purissimo del veltronismo il quale è alla base della nascita del Partito Democratico a sua volta filiazione dell’Ulivo nato e cresciuto nella seconda Repubblica coltivato ed allevato nel sistema maggioritario.
L’impasto culturale che è il fondamento di queste iniziative politiche risiede innanzitutto nella destrutturazione dei sistemi tradizionali della politica, dei partiti, delle culture politiche che hanno orientato in Italia mezzo secolo di democrazia e che in Europa continuano ad orientare milioni di persone, le loro scelte che continuano ad influenzare decisioni politiche.
Alla mancata revisione nella sinistra di ciò che fu ed è stato il Novecento delle idee e dei legami profondi con i Movimenti da cui trassero ispirazione il filone socialista, comunista, socialdemocratico ed affini si è sostituita una liquidazione in toto, simile ad una svendita, di quei percorsi e il risultato è che anche i processi politici nati dopo la ristrutturazione subiscono la medesima sorte tanto che si invoca un nuovo “big bang” nella destra come nella sinistra.
Il nuovo a tutti i costi e per tutti i gusti, trasversale come impone la moda, dissacrante verso la politica i suoi riti ed i suoi costi, moderno nel linguaggio nell’uso e nell’abuso della nuova tecnologia, della terminologia informatica, nell’interazione con la “ggente” che deve sentirsi rappresentata dal nuovo, dal rinnovato che sostituisce il rottamato.
“Non si ferma il vento con le mani” ha scandito il giovane Sindaco di Firenze, il vento certamente no, ma il vuoto, l’effimero, il nulla dev’essere ignorato quando imponendosi con la forza della persuasione mediatica rischia di essere inutile o peggio ancora dannoso.
Abbiamo già pagato un prezzo molto alto alle destrutturazioni politiche e sociali che sono state alla base della vittoria del populismo di destra, il rischio di aprire una nuova tendenza populista e di sinistra è molto alto e chi non vuole correre questa avventura deve dominare la tentazione di intravedere il buono (che va detto su qualche contenuto c’è) nel nuovo che avanza come una ruspa.
Non è un concorso di bellezza la conquista della leadership del centro sinistra, ma ad essa sembra voler concorrere oltre che la sinistra movimentista anche quella più radicale e giustizial-costituzionalista, un altro epigono di Di Pietro e De Magistris, il pm Ingroia che dopo aver inquisito la politica siciliana si prepara a governare il Paese.
C’e’ in questo affollamento al centro della scena politica di nuovi personaggi in cerca di gloria tutto il sintomo della decadenza politica di un Paese che alle prese con la più difficile crisi economica degli ultimi trent’anni si trova con un drammatico deficit di classe dirigente e di solida e robusta proposta politica.
Restare coerenti alle proprie certezze ed ai propri solidi valori di riferimento e convinzioni di fondo non significa affatto essere conservatori, ma essere responsabili di fronte a tanto nuovo che avanza, a passi spediti in caccia di un futuro incerto, tranne che per loro.