"LEI
NON HA DIRITTO DI RECLAMARE QUEI SOLDI PERCHE' SONO DI COMPETENZA
DELL'ASSOCIAZIONE IDV E NON DEL PARTITO". COSI' I LEGALI DI DI PIETRO A
WANDA MONTANELLI AL PROCESSO DI MILANO.
PERCHE' ALLORA IL LEADER IDV SOSTIENE IN PUBBLICO CHE ASSOCIAZIONE E PARTITO SONO LA STESSA COSA?
Intervista
a Wanda Montanelli, ex responsabile del Dipartimento Pari opportunità
Idv che ha fatto causa a Di Pietro chiedendo un risarcimento per danni
esistenziali dopo essersi vista negare per anni i soldi che per legge
spettavano al suo Dipartimento, soldi che sono stati comunque iscritti
nei bilanci come se fossero stati davvero erogati. La sentenza alla
fine dell'anno.
Wanda Montanelli a che punto è la sua causa contro Di Pietro e l'Italia dei valori?
Il
processo è presso il tribunale civile di Milano, è iniziato l'11 giugno
2008 e il 30 giugno prossimo ci sarà quella che credo sia la penultima
udienza. In autunno-inverno arriverà la sentenza. La giudice è una
donna, Paola Maria Gandolfi.
Che cosa chiede a Di Pietro?
Il
risarcimento di un milione di euro di danni esistenziali per aver
impedito che svolgessi la mia attività di responsabile del Dipartimento
per le politiche di genere di Idv negandomi i soldi del finanziamento
pubblico che la legge 157 all'articolo 3 dispone esplicitamente vengano
riservati nella misura del 5% dei fondi totali a questo scopo. Questo è
accaduto dal 2002 al 2006.
Ma Di Pietro sostiene di averli dati quei soldi, e parla di 600.000 euro destinati proprio alla consulta donne.
A me non risulta. Io quei soldi non li ho mai visti. Neanche un euro.
Sono
iscritti nei bilanci del partito a partire dal 2003 e dopo che la
Camera dei deputati aveva stigmatizzato proprio la mancanza di questa
voce nei rendiconti Idv del 2001 e 2002.
Sarà, ma io non
li ho mai visti. Ho letto quei bilanci e ho visto che nel 2003
compariva per la prima volta la voce "iniziative volte ad accrescere la
partecipazione attiva delle donne alla politica", ma non era indicata
nessuna cifra. Ancora nel 2004 nessuna cifra. Poi nel 2005, dopo
un'altra nota della camera, veniva indicato lo stanziamento di 199 mila
euro.
E lei questi soldi non li ha davvero mai visti?
Di
questi soldi, 24.370 euro sono indicati come spesi per una
manifestazione attribuita al mio Dipartimento pari opportunità e
tenutasi a Roma il 22 settembre 2005. In realtà sono stati spesi per
organizzare la "prima festa nazionale dell'italia dei valori" svoltasi
il 21 settembre 2005 a Roma al parco della resistenza. Ma nelle cinque
giornate della manifestazione ci hanno riservato solo una tavola
rotonda di due ore. E nient'altro. Una tavola rotonda che non può
essere costata 24.370 euro.
Altri esempi?
Nei
bilanci 2005 e 2006 sono stati indicati stanziamenti con formule
generiche del tipo partecipazione attiva delle donne alla politica", ma
se poi chiedevo anche un solo euro per iniziative mi veniva
puntualmente negato. In due anni, 2005 e 2006 vengono indicati come
spesi 220.000 euro per le attività regionali che a me non risulta si
siano mai visti in nessuna regione. Inoltre accanto a stanziamenti di
quasi 60.000 euro veniva usata la formula "per future iniziative".
Quali siano state queste future iniziative non saprei dire.
E come hanno risposto i legali di Di Pietro alle sue osservazioni?
In
un modo davvero sconcertante se si pensa a quanto leggiamo in questi
giorni a proposito della controversa questione associazione
familiare/partito politico. Un anno fa l'avvocato di Di Pietro ha
depositato una memoria nella quale sostiene che io non ho diritto a
discutere di quei soldi perchè sono di competenza dell'associazione
privata Di Pietro-Mura-Mazzoleni e non del partito del quale io ero
dirigente!
Esattamente il contrario di quanto va dicendo il leader Idv.
Esatto.
Le repliche di Di Pietro alle contestazioni di Elio Veltri sono
chiarissime: associazione e partito sono la stessa cosa. Eppure per
contrastare la mia richiesta e i miei diritti sostiene esattamente il
contrario. E' incredibile ma è così e presto renderò pubblica quella
memoria.
Alberico Giostra