90! Tombola! La paura........ di RIDERE!
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Riceviamo e pubblichiamo:
Due sopracciglia nerissime quasi unite all'apice del naso, due labbra
rosse e carnose sormontate da un'ombra di peluria e colori, nastri e
fiori tra i capelli.
Quando pensiamo a Frida Khalo è questa l'immagine che ci viene in
mente, mentre nell'animo ci viene incontro la sua pittura
destabilizzante perchè molto più forte di noi. Già, perchè i suoi
quadri sono qualcosa che fa male, fa male davvero ma non si può
smettere di guardare. Una sorta di fascinazione del "no", dei tanti
rifiuti che un corpo infermo pùò imporre e, allo stesso tempo
un'esplosione di colori, di fiori, di eccessi che inneggiano alla vita.
E fu una vita vissuta intensamente e drammaticamente quella di Frida, a
dispetto delle sue infermità, delle sue sofferenze, dell' amore
ossessivo e, per certi versi inspiegabile, che la legò a Diego Rivera,
quel suo marito di vent'anni più anziano di lei, obeso, bolso, per
nulla attraente , infedele e disattento ma con l'impronta del pittore
geniale e di successo.
"Nome di Diego, nome d'amore - gli scriveva lei - non lasciare che
abbia sete l'albero che tanto ti ama, che fece tesoro del tuo seme, che
cristallizzò la tua vita alle sei del mattino..." e poi " Amore,
bambino, scienza esatta"
Parole che raccontano una passione di viscere, sangue, intelletto e dolore.
E lui? Narciso, famoso, seduttore incallito e pronto all'unione carnale
ma non al sentimento, infedele perfino con la sorella di lei, parla di
Frida solo in termini artistici, ne riconosce il valore ed il talento,
pur con una punta di invidia e di gelosia professionale: " Frida è un
artista che si è strappato il seno e il cuore per dire la verità
biologica di ciò che sente" Proprio così, un artista, al maschile ,
quasi per non sentirsi in colpa davanti alla femmminilità offesa e
all'amore tradito.
E Frida più grande di Diego Rivera, più artista, l'unica che riuscì a
vendere un quadro al Louvre, più ironica ed acuta . donna disinibita,
sessualmente liberata, amante di uomini e donne, lei che "dormì" con
Breton, Troszkj e Modotti , che ebbe l'ammirazione di Picasso e
l'ardire di smentire chi la definiva surrealista " non dipingo i sogni,
dipingo ciò che vedo", soffrì tutta la vita il desiderio inesaudito
dell'amore fedele e rassicurante, della maternità , di una vita serena
e tranquilla in quella sua soleggiata Casa azul, incurante di
riconoscimenti e successi, inseguendo la sua voglia disperata di essere
madre e moglie compagna, paga dell'amore di un uomo e dei colori
smaglianti del suo Messico.
« Torna indietro | Fonte: Mirella Lima | Stampa articolo | Condividi:
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