Euro si Euro no
Non entriamo nella discussione Euro SI Euro NO; cerchiamo di capire pero' molto meglio lo sprofondamento europeo legato alla BCE e alla moneta unica europea. Come mai il Giappone, che ha il doppio del debito pubblico italiano, non è a rischio fallimento ? Come mai l'Argentina, dopo il crack del 2001 legato soprattutto al dollaro, da quando ha deciso di riprendere la sovranità della moneta, ha un PIL in crescita del 8 % annuo ? E' solo un fatto di qualche distrazione tecnica cosi tanto per fare ? Sarebbe importante partire da alcune domande, per cercare più o meno delle risposte che siano anche, pur nella loro metabolica complessità, già delle delucidazioni. Nessuno di noi, tantomeno il sottoscritto, ha un qualche perchè scientemente predisposto per affrontare in tutto e per tutto il tema, ma la capacità del dubbio e della domanda, quella si.
Ebbene, facciamo due passi indietro e poi subito in avanti. L'Europa nasce dalla deflagrazione delle terribili contraddizioni del Novecento. Per sommi capi la cosiddetta politica delle Nazioni (come scriveva Leopardi) comprende che l'ammorbidimento delle sovranità nazionali puo' garantire al vecchio continente e al mondo una maggiore stabilità senza le crudeltà che ha appena conosciuto. L'esito pragmatico si associa a quello ideale dei firmatari di Ventotene, in particolare di Altiero Spinelli e di Ernesto Rossi (due menti eccelse di “fare” e “pensare” che oggi neppure ci immaginiamo) e l'Europa diventa il leit motiv di decenni di costruzioni e di storia dei partiti politici. Da Andreotti (strenuo promotore) a Berlinguer (che coniuga anche il cosiddetto Eurocomunismo), il Continente è visto come la grande offerta di civiltà che si puo' dare al mondo, civiltà socialdemocratica (negli anni '70 l'Europa è governata per lo più socialdemocrazie), di benessere, di redistribuzione, di forza. Forza che entra nei timori degli Usa che, per quanto oggi ammicchino, hanno il puro terrore di un'Europa Unita. Il processo di unificazione, infatti, ritarda ed è forse più per l'Italia (con la Francia a traino) e per la Germania (nella costosa unificazione dell'Est e Ovest) che capendone l'enorme validità e portanza, si inizia la muratura. Il socialismo di Craxi, invece, negli stessi anni non sembra nutrire la stessa passione e come la miglior tradizione di Olof Palme, premier socialista svedese, guarda più al terzo mondo africano e ai legami con il bacino mediterraneo che al capitalismo europeo di formato tedesco. Per Craxi, anche se mai confessato, sembra che il timore di diventare assoggettato alla Germania sia davvero preoccupante e reale e sia meglio guardare ai fratelli e compagni del Mediterraneo che si stanno evolvendo ed emancipando con forme anche di nuova democrazia (come quella tunisina dopo la rivoluzione indipendestista) interessanti. Per Craxi, sembra più importante l'alveo storico dell'Italia, il Mediterraneo piuttosto di un'Europa che potrebbe essere dominata dalla Germania. Timori lungimiranti. Veri. Non entriamo nella discussione Europa SI Europa No. O Euro SI Euro NO. Andiamo oltre. Nei processi attuativi dei primi anni Novanta, i paesi fondatori dell'Europa spingono sull'acceleratore. Si arriva all'unificazione monetaria, e ancor prima per gradi alle privatizzazioni delle banche centrali dei Paesi sovrani. In breve si arriva alla scomparsa delle monete nazionali (dopo anche l'eliminazione di fatto del legame moneta-potere aureo) e all'Euro. Nessuno sul momento si accorge di quello che sta accadendo. La conversione della moneta Euro viene assurdamente compiuta lasciando alle economie nazionali la stessa configurazione che avevano prima del 2002; in sintesi, se un impiegato delle poste in Italia prendeva 1.800.000 lire al mese di stipendio questi gli vengono convertiti in circa 1000 euro ma con una capacità di spesa sugli oggetti e sul vivere assolutamente impari, mangiare e vivere infatti viene convertito 1000 lire=1 Euro. Se lo stesso impiegato delle poste in Germania prendeva al mese 2000 marchi, la conversione gli dà circa 2500 Euro (anche se approssimativa) e il tedesco si vede tra l'altro via via scendere anche il costo della vita. Ne rileva agiatezza. Non accade la stessa cosa in Italia e neppure in Francia. Il problema enorme è evidente; una moneta ha validità di corso e potere effettivo se ha la stessa misura in cui viene posta a scambio, e se tutte le economie di quell'area si allineano agli stessi codici, contratti di lavoro e costi di vita, con i margini tollerabili di variazione dati dal mercato e dalle microeconomie. In sintesi, non e' l'EURO da mettere in discussione, ma semmai l'assenza totale di Politica Europea e di Politica Economica dei sui Paesi. Il problema, si chiama sempre cosi: l'assenza di politica e l'avanzare della tecnocrazia. La morte della politica e la nomina dei tecnocrati (il presidente della commissione europea è un nominato) fa sprofondare il senso dell'economia come di tutto ciò che è legato, ossia della società. Ma poniamoci un'altra domanda (anche se non vorrei passare da veteroanalista socialista); pensate davvero che dietro a tutto questo non ci sia stata la politica degli Usa e il, fondato, timore di una vera Europa unita ? Detto in altre parole, la paura del neoliberliismo reganiano di ripiegare difronte al mondo.
(Alessandro Formichella)