Smettiamola di piangere sul latte versato.
Centro per l'Arte
Contemporanea
Luigi Pecci
Un deficit di 100 mila euro nell'anno 2011 nel bilancio del Pecci non è un gran danno, col tempo si può rimediare. Che la Regione e il Comune riducevano i contributi da destinare al Museo non era una novità. Il Consiglio Direttivo lo sapeva, la Commissione Consiliare del Bilancio comunale presieduta da Giugni (Pdl) pure. C'è da domandarsi invece che cosa si è fatto per evitare e sopperire a queste enunciate carenze finanziarie. Non è assolutamente vero che tutti quanti vogliono male al Museo Pecci, per esempio, ci sono artisti e comuni cittadini, compreso il sottoscritto, che criticano, ma sostanzialmente i pratesi voglio bene al Museo. Intanto dalla commissione del bilancio comunale le risposte non devono essere solo di presa d'atto “burocratico e tecnico”, MA DI PROGRAMMAZIONE E DI INDIRIZZO AMMINISTRATIVO POLITICO. Le commissioni consiliari SERVONO A QUESTO SCOPO, NON SOLO PER ASSISTERE AI LAVORI DEGLI ALTRI. Il Presidente e i membri che ne fanno parte, devono in primo luogo stabilire e discutere gli indirizzi amministrativi politici, non solo problemi tecnici e burocratici, ma di altra portata, che sono:" programmatici, progettuali di controllo, E DI INDIRIZZO POLITICO" Domandiamoci pure per quale motivo i privati non investono o investono attualmente meno. Di ragioni ce ne sono tante. Se ne elencano alcune, per brevità: la crisi economica, un altra ragione può essere quella che nella nostra Città non si investe sui nostri i giovani artisti, sulle nuove generazioni, non si promuove nè si valorizzano le creatività locali. Si fa di tutto per “ghettizzarle” “Vedi esempio l'Officina Giovani. Se si continua di questo passo, Il destino del Museo Pecci è segnato. Se non si investe risorse sulla creatività dei nostri artisti locali, se non si creano strutture espositive permanenti nel territorio, specialmente nelle nostre periferie, il Museo è destinato a rimanere una cattedrale vuota nel deserto. Il Consiglio Direttivo è stato nominato dai vari Enti proprio per ricercare le forme di creatività e le fonti alternative di partecipazione e di promozione. Domandiamoci con molta franchezza, cosa ha fatto fino ad oggi, se non limitarsi ad amministrare i contributi destinati a fondo perduto. Tutto ciò non basta. Non è sufficente creare o puntare a divulgare un immagine della struttura al di fuori del territorio, se pur giusta, se non è seguita DA UN PROGETTO DELLA RIQUALIFICAZIONE LOCALE delle attività culturali. Certamente DOVREMO PENSARE che non si può sostenere ancora per tanto tempo il Museo che ha raggiunto la cifra in bilancio di oltre 2,8 milioni di euro, di cui un importo da più di un milione di euro se ne va ogni anno per il personale, oltre ad altre spese fra assunti e collaboratori. Ci sono anche altre idee, da considerare. Nei maggiori musei a livello mondiale, I cosiddetti souvenir, l'arte del piccolo ricordo “Compra e porta a casa, e fai conoscere!" Per i regali ai familiari, amici, e conoscenti, è ATTUALMENTE UNA FORMA VINCENTE. Una disposizione di vetrine e bacheche fisse in appositi locali di transito dove vengono promossi i nostri prodotti locali, libri d'arte. L'idea di valorizzare il proprio territorio, con la propria cultura, i propri monumenti artistici, con piccole opere di artigianato e artistiche alla portata di tutti i visitatori, per tutte le tasche, non è campata in aria. Sono tutte iniziative fonte di nuovi e inaspettati introiti. Poi smettiamola di importare e imporre la pur spettacolare cultura dall'alto vista e rivista e rivisitata in campo nazionale. Dedichiamoci con intelligenza alla ricerca delle creatività nel territorio, valorizzando l'espressione libera e semplice genialità dei nostri artisti. L'acqua calda culturale di alcuni collezionisti, ripetitiva, alla lunga viene a noia, e non è capita. Per rispondere poi al Direttore Bazzini, che si lamenta affermando che Prato non è in grado di imparare i tempi della cultura, incominci Lui a dare il buon esempio. Apra subito il ristorante, il bar, la tavola calda, ha lo spazio in sede necessario e disponibile. Il personale non gli manca, e potrebbe essere impiegato anche in altre attività all'interno della struttura. Può gestire direttamente,come fanno in altri musei, il ristorante ed altri servizi, tenendoli aperti anche la Domenica e i giorni festivi. Oltre ad un servizio per la Città, e ai visitatori, rimpinguerà notevolmente le casse del Museo. Tutto ciò non credo sia di difficile attuazione. NON è UN PROBLEMA ENORME, MA DI FACILE SOLUZIONE, BASTA AVERE LA VOLONTA', di rendere il Pecci ai pratesi, perchè si investe in qualcosa che sentiamo come appartenenza. Si tratta anche di superare una certa visione provinciale della cultura, per cui è importante solo quello che viene da fuori e non si riesce a vedere, o non si vuol vedere, ll buono che siamo in grado di produrre noi stessi per la Città, cioè il nostro avvenire, il nostro modo di essere, di esprimerci, confrontandosi con le altre realtà, anzichè rincorrere a un binario unico, le mode dell'arte contemporanea!
Paolo Calamai