Partecipa anche tu a Pratoreporter.it! - Dai il tuo contributo, fai sentire la tua voce! - Vuoi essere un giornalista, noi ti diamo la possibilità! - Vuoi bene alla tua città comunicaci le cose che non vanno e quello che vuoi mettere in risalto!
Logo Pratoreporter

"Notizie di Cultura su Prato"

Sabato, 19 Maggio 2012 - aggiornato alle 18:34

90! Tombola! La paura........ di RIDERE!

Per la tua pubblicità qui

9.279

69.978

304

3.145

Sponsor

Pubblicità

Di cosa parliamo..

Articoli simili pubblicati

  • Anteprima del film..

    Campo lungoassociazione per il cinema indipendentepresenta:in collaborazione con:...imaging "i delitti del mos.. Segue

  • Aeroporto di peret..

    aeroporto di peretola ricchezza a firenze inquinamento e rumori a prato ho incontrato il consigliere em.. Segue

  • Renzi sindaco di f..

    90! tombola! la paura.....di ridere ridere fa bene alla salute trasporti pubblici firenze renzi il sindaco.. Segue

  • Oggi nella sede re..

    oggi nella sede regionale del popolo della liberta’ a firenze e’ stato firmato un protoco.. Segue

  • Torna indietro
    Cultura 01/02/2012 alle 15:58 Firma: Niccolò Lucarelli Stampa articolo

    I Masnadieri di Lavia e la ribellione contemporanea

    Chi è il Masnadiere? Un folle, un malvagio, un ingenuo, un idealista, un sognatore? Tutte queste cose, e forse anche di più. Gabriele Lavia porta sul palcoscenico della Pergola la tormentata umanità di Friedrich Schiller, insigne esponente dello Sturm und Drang, qui esemplificata nel suo capolavoro I Masnadieri.

    Il disprezzo del padre, il Conte Moor, per il figlio deforme Franz, il risentimento di questo verso l’aitante fratello maggiore Karl, sono gli elementi che danno fuoco alle polveri di questa torbida vicenda che si svolge alla fine del Settecento nella Germania pre-unitaria. La vendetta personale di Franz lo porta a spodestare il padre, a far diseredare con l’inganno il fratello, e ad assumere la reggenza del suo piccolo regno. Karl, da parte sua, credendo all’inganno del fratello, si rifugia nella Selva Boema e con i suoi compagni dà vita alla banda dei Masnadieri, una sorta di ladri-gentiluomini che si battono contro le ingiustizie sociali della Germania dell’epoca. Anche lui sceglie la via della vendetta. E la Selva diviene una simbolica periferia del disagio, il luogo delle agitazioni latenti pronte a scatenarsi. Può essere il Bronx newyorkese o la periferia di una qualche capitale africana.

    Molti sono i temi affrontati dal teatro civile di Schiller, a cominciare dallo scontro generazionale fra i giovani attratti dal nascente spirito romantico, e i padri esponenti della vecchia mentalità assolutista. La rivoluzione industriale sta per portare forti cambiamenti sociali sullo scenario europeo, e la coscienza civile ne uscirà trasformata. Ma il drammaturgo tedesco ci parla anche dello scontro, eterno e sempre nuovo, tra Fede e Ragione, “inaugurato” dal rogo di Giordano Bruno nel XVII Secolo, e proseguito da Cartesio e gli Illuministi. Ne I Masnadieri troviamo i primi tentativi di spiegare la non-esistenza di Dio. E nella pièce si inserisce anche una dura requisitoria contro l’ipocrisia della Chiesa, che condanna i ribelli/eretici e respinge gli affamati, mentre predica la carità e la fratellanza, chiusa nella sua avidità che la porta a conservare, e se possibile aumentare, le proprie ricchezze, volutamente ignorando le sofferenze dei più deboli. Quell’avidità, sottintende Lavia, che oggi si è estesa alle lobby economiche. Se nel Settecento si combatteva contro l’assolutismo politico, nel 2012 si combatte quello economico delle speculazioni di borsa.

    Il dramma si trascina febbrile e passionale, con momenti di vera poesia dedicati all’introspezione; quale sia il confine fra giustizia e ingiustizia, sino a dove può spingersi un uomo nella sua vendetta, quale valore può avere un giuramento.

    Anche se gli inganni di Franz vengono comunque scoperti, alla fine tutti sono colpevoli; Karl, Franz, il Conte Moor, quest’ultimo forse più di tutti, nonostante le apparenze. Un finale amletico, con quattro vittime a testimoniare altrettante vendette. 

    Amleto è stato il primo personaggio a portare sul palcoscenico quell’inquietudine che segnò il passaggio alla letteratura moderna. Il principio primo non era più quello meccanicistico del Grande Orologiaio, ma a muovere le azioni dell’uomo, adesso toccava al dubbio, secondo il nuovo metodo cartesiano. E questo fu il primo passo che apre la strada all’Illuminismo. E la ragione come tentativo di spiegare e giustificare la malvagità delle proprie azioni ne è un chiaro esempio, e forse Schiller ebbe la dote della preveggenza scrivendo I Masnadieri: il divin Marchese De Sade avrebbe fondato le sue opere provocatorie su questi presupposti, ma c’è un dato storico molto più importante; il terrore instaurato dai fuorilegge guidati da Karl, non è troppo diverso dal Terrore di Robespierre.

    La natura dell’uomo è costellata di dubbi anche al di fuori della malvagità eventuale. Qual è il significato della grandezza? Riesca questa a riempire i vuoti dell’anima? Dubbi che i continui sbalzi d’umore dei personaggi contribuiscono a concretizzare.

    L’accostamento alla nostra epoca è inevitabile. E Lavia lo interpreta anche e soprattutto attraverso i costumi; i Masnadieri indossano giacche di pelle, stivali neri e occhiali scuri, come una qualsiasi gang di quartiere, alle prese con il malessere dei nostri giorni. Una scelta a nostro dire azzeccata. Riproporre oggi I Masnadieri, significa dimostrare l’universalità temporale e socio-politica del teatro; la pièce si inserisce infatti nella difficile dialettica fra popolo e Stato, e appartiene alla grande tradizione di Heine e Dostoevskij. Il vate tedesco fu il primo a dar voce agli operai in sciopero, nella sua poesia I Tessitori della Slesia del 1844. Dostoevskij, da parte sua, scrisse I Demoni in un momento di grave crisi sociale per l’Impero Zarista, con le città terrorizzate dagli attentati delle cellule nichiliste. Allo stesso modo Schiller parlò di uno scontro fra ordine e disordine. E oggi, nel 2012, fra la recessione mondiale e il malcontento verso la politica, il disagio sociale si fa sempre più forte, e i vari Black Blocks, anarco-insurrezionalisti, eccetera, non sono troppo diversi dai Masnadieri. Ogni epoca ha le sue battaglie.

    Una scenografia quasi inesistente, rarefatta, costituita principalmente da un sapiente gioco di luci, permette agli spettatori di ambientare il dramma nell’inferno terrestre che più preferiscono (volendo, anche il proprio). La recitazione degli attori è energica, urlata (quasi fosse una tragedia di Alfieri), in linea con la forza di questo grande dramma.

    L’unica “bacchettata” (permettete anche a noi critici di darci un po’ d’importanza), va al pubblico assente di ieri sera. Lascia una certa amarezza vedere un teatro vuoto per due terzi. E chissà che Schiller non alludesse all’ignoranza come la peggiore delle tirannie.

     

    Niccolò Lucarelli

     


    « Torna indietro | Fonte: http://www.pratoreporter.it | Stampa articolo | Condividi: Bookmark and Share

    Foto..

    Commenti

    Siamo spiacenti ma non sono ancora presenti commenti

Lascia un tuo commento sull'articolo

Iscriviti gratis al sito o effettua il login per lasciare il tuo commento!
Come posso lasciare un commento a questo articolo?
  1. Iscriviti gratuitamente al sito di PratoReporter, clicca qui per procedere.
  2. Una volta fatto, accedi alla mail (che hai indicato in fase di registrazione) e convalida l'account appena creato.
  3. Adesso è sufficiente accedere al tuo account, clicca qui per effettuare l'accesso.
  4. Torna all'articolo e vedrai al posto di questo messaggio lo spazio per lasciare il tuo commento.

Sponsor

Ads