UNIONE INDUSTRIALE PRATESE
È un quadro a tinte fosche, quello che emerge dal consuntivo per il 2011 (fino ad Ottobre), presentato questa mattina dall’Unione Industriale Pratese. L’attuale situazione economica paga, infatti, l’incertezza dei mercati, la crisi del debito sovrano di alcuni Paesi europei, fra cui l’Italia.
Il cattivo andamento del 20011 pratese si inserisce, quindi, in un quadro di generale rallentamento economico.
Esaminando i dati della produzione industriale ad Aprile 2008, appena prima della grave recessione innescata dalla bolla speculativa americana dei mutui subprime e alla crisi finanziaria mondiale, si può notare che nonostante alcuni episodi di ripresa, il livello produttivo è ancora inferiore del 17,6%, rispetto al suddetto periodo. Una ripresa che stenta ad assumere un carattere definitivo, quindi, se si considera che l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito del 4,8% a settembre 2011 rispetto ad agosto.
Se si osserva l’andamento dell’utilizzo del fattore lavoro nell’industria tessile e meccanotessile da Gennaio a Ottobre, si riscontrano periodi nei quali la variazione percentuale delle ore lavorate registra consistenti aumenti - Gennaio +9,5%, Febbraio +7%, Agosto +12,7% - e periodi in cui l’indice cresce in misura molto più modesta, o assume persino valore negativo - +1,3% in Aprile, e –0,8%in Luglio. Un andamento discontinuo che riflette il grande clima d’incertezza dei mercati.
Segnali positivi si erano avuti nel primo semestre dell’anno, durante il quale l’utilizzo medio degli impianti industriali era risalito fino al 79,6%, il dato migliore dal primo semestre del 2000. La ripresa della prima parte dell’anno, seppur modesta, ha fatto segnare buoni numeri, grazie alle richieste del settore moda, alle quali il distretto pratese ha saputo rispondere con prontezza. Le valutazioni relative alla chiusura del primo semestre dell’anno, infatti, facevano registrare un deciso aumento delle aspettative positive.
Il secondo semestre ha invece fatto registrare una netta inversione di tendenza, in parte dovuta a eventi al di fuori dell’economia, come il persistere di un clima decisamente mite fra Settembre e Ottobre, che ha fatto saltare gran parte dell’attesa produzione tessile invernale, cosa che avrebbe invece ridato ossigeno al settore.
Le previsioni di vendita sui mercati restano quindi, nella maggior parte dei case, neutre o pessimistiche. Tuttavia, analizzando il dato più nel dettagli, emerge che, a Prato, i terzisti siano, nelle previsioni sull’andamento dell’azienda, più ottimisti rispetto ai committenti. Per due motivi: il primo, è che, lavorando per conto terzi si è meno esposti, almeno nel breve periodo, alle variazioni dei mercati; il secondo, è dovuto a motivi numerici: in questa fase della lavorazione concorre un numero minore di imprese, quindi anche se i volumi di lavoro sono minori, restano comunque a livelli accettabili.
Al di là di questa considerazione, emerge un distretto produttivo sottoposto al forte stress di repentine variazioni di mercato, e in forte difficoltà nel mettere in opera efficaci strategie operative. Inoltre, anche il ricorso alla cassa integrazione, che fino a Luglio 2011 ha registrate consistenti diminuzioni, da Agosto è nuovamente tornato a crescere. Rispetto al primo semestre dell’anno, il clima economico di Ottobre riflette un’instabilità più marcata, dovuta anche, come già detto, alla difficile situazione europea.
A fronte di un mercato così instabile, Vincenzo Cangioli, Vicepresidente UIP, fa presente la necessità di una miglior capacità di reazione da parte delle imprese e delle istituzioni, con conseguente riduzione dei tempi di decisione. Tuttavia, fa notare, Prato ha saputo rispondere alla ripresa della prima parte dell’anno, ma non basta: occorre una pianificazione di più ampio respiro, anche nell’ottica di dover affrontare la concorrenza di un Paese emergente come la Turchia.
Claudio Bettazzi, Vicepresidente di CNA, sottolinea le difficoltà di lettura di mercati così altalenanti, e per questo insiste sull’importanza di provvedimenti presi a livello di associazioni; soltanto restando uniti si può arginare la recessione. È importante mantenere, a Prato, l’integrità della filiera produttiva, e le fasce più a rischio dovrebbero avere agevolazioni per accedere al credito, mezzo indispensabile per investire e rimanere competitivi.
Moreno Vignolini, Vicepresidente di ConfArtigianato, si fa poche illusioni sulla stabilità dei mercati: il trend è ormai questo, un’altalena continua, ed è quindi preferibile puntare sulla flessibilità produttiva, in questo supportati anche dalle istituzioni. È necessario investire in nuove soluzioni tecniche,
Sarebbe inoltre opportuno, continua Vignolini, rilanciare il distretto pratese puntando su settori industriali diversi dal tessile.
Anche per Carlo Longo, Presidente della Camera di Commercio, è ormai assodato che l’economia stia navigando a vista. Un clima del genere, unito a difficoltà di accesso al credito, scoraggia ovviamente gli investimenti.
Da parte sua, la Camera di Commercio di Prato, in collaborazione con altre Camere di Commercio italiane, ha proposta una mappatura completa del settore tessile italiano - la cui filiera non si ferma al capoluogo laniero -, attraverso la quale analizzarne la situazione generale, e studiare i possibili interventi di risanamento.
Riferendosi alle effettive difficoltà di accesso al credito lamentate da molti imprenditori, fa notare che le stesse banche stanno pagando la crisi, e dispongono di minori riserve di capitale.
A chiusura del suo intervento, Longo esprime la necessità di un’adeguata promozione del territorio pratese, allo scopo di attirare capitali e imprese da fuori, e poi indica i mercati dell’Africa Settentrionale come possibile sbocco per uscire dalla nuova recessione.
Niccolò Lucarelli